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Il verde che trasforma la città

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Con quasi 20 milioni di mq di verde pubblico (circa 22mq per abitante) e 115.000 alberi (dati 2015 del Comune) Torino si presenta tra le grandi città italiane come una delle più verdi. Tra piante di platano - come quello monumentale del parco della Tesoriera alto 25 metri e vecchio di 200 anni- di tiglio, di acero e di ippocastano (in ordine di numerosità) provo a comprendere meglio come le grandi aree verdi possono contribuire alla trasformazione della città. Per farlo ho posto alcune domande all'arch. Alessandra Aires, Segretario AIAPP Associazione Architettura del Paesaggio - Sezione Piemonte Valle d'Aosta. 

Come è cambiata la concezione e progettazione di aree verdi cittadine negli ultimi decenni, in particolare a Torino?

Torino è da sempre città ricca di verde e di alberi, un grande patrimonio favorito dalla posizione geografica tra fiumi e collina (ndr con un sistema di parchi urbani, collinari e fluviali). Certamente il modo di fruire i giardini e i parchi è nel tempo molto cambiato, e così occorre cambiare il modo in cui si progettano e si realizzano per rispondere alle esigenze dei cittadini. Se i torinesi prima uscivano poco e solo nei giorni festivi ora la vita all'aria aperta è molto più intensa. Parchi e giardini devono contenere tutto quel che serva a rendere migliore le nostre vite. Il verde ci aiuta a vivere meglio, che sia verde da meditazione, da sport, da gioco...

L'anno scorso Torino ha ospitato il convegno internazionale degli architetti del paesaggio- IFLA: cosa è emerso, quali linee guida condivise per il futuro?

Innanzitutto la meravigliosa diversità dei colori del verde e la necessità che ci si faccia carico di trasformare in infrastrutture verdi quanto ci circonda. Che si parli di strade urbane o extraurbane, di edifici o di servizi, i criteri di progettazione ormai diffusi in gran parte del mondo devono avere quale priorità un inserimento sostenibile e verde appunto sul territorio. Si può fare tutto se lo si fa bene. Guardiamo agli esempi del nord Europa o dei paesi emergenti, dove l'attenzione alla realizzazione delle infrastrutture in modo compatibile e paesaggisticamente progettato è ormai la regola. E qui l'Italia ha ancora molto da imparare...

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(ph Alessandra Aires)

Le aree verdi aumentano spesso il valore di un'area in termini economici e anche dal punto di vista della qualità delle vita. Quanto sono importanti oggi nella progettazione e pianificazione di una città come Torino? 

Sono state importantissime nel Piano Regolatore del 1994 che ha cambiato la nostra città negli ultimi 20 anni, perché hanno imposto che ad ogni trasformazione urbanistica corrispondesse una percentuale (40% in media) di verde e servizi pubblici. Grazie a questo procedimento quasi 150 nuovi giardini sono nati in città, dal piccolo giardino di "isolato" al grande parco da 500.000 mq. In qualsiasi quartiere della nostra città c'è un parco a meno di 10 minuti a piedi da casa. Altre città lo hanno utilizzato come slogan e obiettivo del futuro, noi l'abbiamo già ma lo raccontiamo poco. L'invito ai torinesi è quello di camminare con sguardo curioso e ogni tanto cambiare percorso per trovare qualche bella sorpresa verde magari proprio vicino a casa nostra. 

Questo è anche l'obiettivo dei percorsi del progetto Gran Tour dedicati in questi mesi proprio ai giardini, per scoprire novità curiose e interessanti, spesso poco conosciute, cui siamo ben lieti di partecipare come AIAPP.

Quali sono le aree verdi di più recente o futura realizzazione che hanno trasformato più significativamente la nostra città? Quali funzioni deve svolgere oggi uno spazio verde pubblico? Ho letto di recente per esempio  della riscoperta dei semplici prati nelle grandi città...

Vorrei dirti tutte! Anche la più piccola area verde ha un grande valore per i cittadini. Gli ultimi parchi realizzati sono il parco Aurelio Peccei in Via Cigna, dove c'era una fabbrica ora c'è il verde (lo slogan che più ci piace), dalla verniciatura scocche della Fiat ad un coloratissimo parco progettato con i bimbi del quartiere dove si incontrano arte, paesaggio, sport, tanti alberi e colori di giorno e di notte. E poi il parco Pietro Mennea: è dedicato allo sport, dai giochi per ragazzini al fitness per tutti, con il tappeto volante per inventare nuovi giochi, e nel prossimo anno si aggiungeranno lo spazio skate, il basket/calcetto, le piste per il bicicross, il boschetto per i cani e un grande orto collettivo dove i cittadini saranno protagonisti e gestori di un frutteto, di una piccola vigna, e di uno spazio da condividere con tutti sull'onda di esperienze torinesi molto interessanti che già esistono da anni come il Viale della frutta di Alta Parella e come i Community Gardens nel mondo. 

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(ph Alessandra Aires)

Uno spazio verde dovrebbe essere utile al benessere di tutti noi, ognuno di noi ha esigenze diverse e così un parco dovrebbe contenere in sé attrezzature ma anche luoghi per riposare, giochi, percorsi di esplorazione, ombra e sole, gioco e quiete, relax e divertimento... conciliare gli opposti per convivere al meglio tutti insieme, sfida complessa ma stimolante.

La riscoperta dei semplici prati, penso all'area del vecchio aeroporto di Templehof a Berlino richiede ampi spazi e non significa non offrire servizi, ma nasce dove le aree ricche di servizi esistono già e quindi il semplice prato è qualcosa in più. Non dimentichiamo che gli alberi e l'ombra sono essenziali per la piacevolezza dei luoghi, ricordandoci sempre che sono come noi, nascono piccoli e poi crescono per migliorare il nostro mondo e offrirci benessere. 

E per chi vuole passare dalla contemplazione all'azione e contribuire a rendere la città un posto piacevole esistono progetti di volontariato civico verde (per info scrivere a torinospaziopubblico@comune.torino.it), di orti sociali o la possibilità di regalare alberi che saranno piantumati dal Settore Verde Pubblico (info a verdepubblico@comune.torino.it).

Migliaia di cittadini ogni anno fanno questa scelta generosa.

Roberto Mautino