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Veruschka in Jungle. L'immaginario animale nella moda

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Nella mia vita hanno sempre giocato un ruolo importante sia l’immagine che il mondo interiore, sia la pietra che la natura. Adesso è la parola che mi attira: un mondo senza le parole è un mondo colmo di ferite.

Vera von Lehndorff, in arte Veruschka

Protagonista della nuova mostra ospitata alla Reggia di Venaria, Jungle. L’immaginario animale nella moda, è l’artista, top model e attrice Vera von Lehndorff. Nelle moltissime immagini che ritraggono la modella, icona degli anni Sessanta e Settanta, la natura e l’elemento animale sono una presenza costante. Vera infatti pare essere a suo agio, e posa con incantevole naturalezza, con pellicce e abiti che riproducono il modello di fiera, come se indossandoli si sentisse animale lei stessa.

Vera von Lehndorff nasce contessa il 14 maggio 1939 nella regione dei Laghi Masuri. Perde il padre in giovane età, arrestato e condannato a morte perché sostenitore della resistenza anti-nazista e a soli cinque anni in quanto figlia di un traditore, viene imprigionata in attesa di essere deportata a Buchenwald. Questi avvenimenti segnano profondamente la sua esistenza, infatti, Vera entra ed esce dagli ospedali psichiatrici a causa della sua depressione che l’ha portata più volte al suicidio.

Nel 1959, mentre cammina per le strade di Firenze, un giovane Ugo Mulas la ferma, colpito dalla sua altezza (1.83 m) e le chiede se vuole fargli da modella. Così inizia la sua carriera ed entra ben presto nel mito, ritratta da Richard Avedon, Bert Stern, Irvin Penn, Gian Paolo Barbieri e Franco Rubartelli che per molti anni è compagno di lavoro e di vita.

A vent’anni collabora con l’artista surrealista Salvador Dalì conosciuto nel 1965 a New York che le insegna ad utilizzare il corpo come uno strumento d’arte. La modella posa per il prodotto artistico Schiuma da barba, nella quale, ricoperta di schiuma da barba, fa del suo corpo un’opera d’arte. Nel ‘66, con il fotografo Peter Beard, Vera va in Kenya per un servizio fotografico in cui si spalma di lucido da scarpe nero per raffigurare animali e piante fantastiche per un ritorno alle origini. Nello stesso anno recita nei panni di una modella nel film Blow up di Michelangelo Antonioni con cui si sente fin da subito unita: è taciturno, strano, melanconico e misterioso, proprio come lei. Tre anni dopo comincia l’avventura con Holger Trulzsch, pittore, scultore, fotografo e musicista. Insieme hanno elaborato una pittura per il corpo, il body painting, con il quale la modella può accontentare il suo desiderio di mutare: diventa tigre, leopardo, lucertola, serpente.

Nel 1975 Vera abbandona il mondo della moda e riscopre l’arte, la sua prima passione. Vera è un personaggio camaleontico, si moltiplica e si annulla identificandosi totalmente con il soggetto scelto per le sue trasformazioni. Dal ‘96 al ‘99 si dedica alla serie Veruschka Self-Portraits, fotografata da Andreas Hubertus Ilse, in cui mette in scena personalità fuori dagli schemi, come si può vedere in Wall Street Spider dove è ritratta in mezzo alla strada, a quattro zampe, in una tuta nera che l’avvolge completamente. O in Zebruschka in cui prende le sembianze di una zebra che si aggira nella savana, ma la savana è Central Park.

Ora è da più di quarant’anni che non usa più pellicce e sostiene azioni per la protezione degli animali. Ma l’universo di forme e di senso di Veruschka rappresenta a pieno titolo i termini Imitazione, Invenzione, Metamorfosi che esprimono il senso di Jungle. L’immaginario animale nella moda.

www.lavenaria.it