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Valerio Spada. La visibilità dell'invisibile

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"Io sono un boss ma sono il niente. Io decido della vita e della morte ma sono il niente. Io sono il niente perché sono come voi. Mi muovo tra voi. Vivo tra voi. Credo nel vostro Dio. Uso gli stessi oggetti che usate voi, ma non li uso come li usate voi. Con la mia macchina da scrivere compongo messaggi di morte.” (Roberto Saviano)

I am nothing” di Valerio Spada (Milano, 1972) presenta in anteprima negli spazi di Camera il lavoro realizzato dal fotografo insignito della prestigiosa Guggenheim Memorial Foundation Fellowship sulla mafia siciliana, narrata attraverso le storie di alcuni boss e latitanti, unite ai segni della sua inesorabile penetrazione nel tessuto sociale.

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Ritratti, scene di vita quotidiana, le fotografie della Bibbia trovata nel covo di Bernardo Provenzano, un filmato della polizia, sono alcuni dei lavori che compongono un percorso espositivo apparentemente intimo e silenzioso e quello che si presenta come “un lavoro impressionante perché ci mostra il silenzio, la capacità di penetrazione della criminalità nella vita quotidiana e la nostra incapacità, impossibilità a difenderci”. 

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Così Roberto Saviano hacommentato il lavoro di Valerio Spada, la cui peculiarità consiste proprio nel rendere visibile l’invisibile e tangibile il vuoto. Perché ad apparire non sono i boss e le loro azioni, ma le tracce che lasciano, diffuse ovunque. Il punto di vista è inedito e molteplice, in grado di mettere in luce aspetti spesso trascurati e invisibili di quella che non è solo una terribile organizzazione criminale ma anche un vero e proprio stile di vita. 

Qui l’intervista con l’artista e alcune immagini della mostra curata da Francesco Zanot.

La mostra sarà visibile fino al 21 maggio 2017.