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FLAT OUT

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Una città è come un animale. Possiede un sistema nervoso, una testa, delle spalle e dei piedi. Ogni città differisce da tutte le altre: non ce ne sono due uguali.

John Steinbeck

La città, con le sue linee, le sue altezze, i suoi segni, la sua anima, è al centro di “Flat Out”, una mostra collettiva che riunisce quattro artisti - Andrea Sbra Perego, Diego Pomarico, Fabio Zanino e Michele Liuzzi - negli spazi di una insolita location, l’Hotel Townhouse 70 di Torino. 

Il progetto espositivo, curato da Federica Morandi, nasce dall’idea di riscoprire il concetto di urbis rappresentato dalla città di Torino, luogo che lega e accomuna i quattro artisti in mostra, spinti a comprendere e indagare il dinamismo moderno, le nuove realtà culturali e aggregazioni sociali, per lavorare sul dialogo tra storia e natura, sul paesaggio in continuo cambiamento, sui rapporti tra i cittadini e i luoghi, sui processi d’identità urbana. La città è una risorsa e l’arte uno strumento per attivare sinergie e percorsi d’interventi. 

Come ci racconta la stessa curatrice, esponendo l’idea e i lavori in mostra, all’interno di uno spazio che sposa bene l’idea del progetto curatoriale: un albergo, un non-luogo, luogo di passaggio e di incontro tra persone che per qualche giorno condividono l’idea di fare di quel posto sconosciuto la loro temporanea dimora.

La performance musicale dei Witnesses of Noise, che in video accompagna le immagini, è la colonna sonora del lavoro degli artisti non solo in mostra ma anche in studio. Tutti e quattro, infatti, condividono lo stesso spazio di lavoro e sono attivi a Torino come collettivo artistico.

Andrea Sbra Perego (1982) alimenta la propria arte di viaggi ed esperienze che lo portano ad analizzare lo stretto rapporto tra uomo e ambiente e a narrare il presente.

Michele Liuzzi (1970), proviene da studi sul fumetto e da una pluriennale esperienza in ambito teatrale. Il suo lavoro si articola in una serie di progetti che vanno dalla pittura al disegno e alle elaborazioni digitali.

Fabio Zanino (1978) elabora con il tempo un’estetica personale che si alimenta nella dimensione del viaggio nella quale riscopre il piacere della decontestualizzazione e della casualità-unicità dell’objet trouvé. Da questa ricerca nascono le decostruzioni.

Diego Pomarico (1975) racconta un’affollata giungla urbana dove le allusioni e le tentazioni sono poste in primo piano ed in cui si ha la sensazione di avvertire la presenza di un soggetto esterno all’opera, regista e narratore, Homo homini lupus, che si cela silenzioso nel cuore e nell’anima di ognuno di noi. 

La creazione di un’opera collettiva da parte dei quattro artisti è il culmine del percorso espositivo proposto. I collage di Sbra Perego incontrano i colori di Pomarico, gli interventi con la fiamma e gli acidi di Liuzzi, mentre il risultato è scomposto in unità geometriche, ritagliate con le medesime dimensioni, che Zanino ricompone in un’unità ordinata generando nell’opera una nuova identità.