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Attraverso lo spazio e il tempo di Hiroshi Sugimoto

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“Un pomeriggio entrai in un cinema dell’East Village con una macchina fotografica di grande formato. Aprii l’otturatore appena cominciò il film, e quando due ore dopo il film finì, lo chiusi. Sviluppai la pellicola la sera stessa, e la visione mi esplose davanti agli occhi.”

Era il 1978 e Hiroshi Sugimoto entrò in quel cinema vestito da turista per rispondere a una domanda: "È possibile immortalare un intero film in un singolo fotogramma?”. L’artista si mise immediatamente all’opera e la risposta fu “un rettangolo luminoso”.  

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È questo l’inizio della serie Theaters, un progetto che ha avuto come protagonisti cinema degli anni ‘50, drive in e teatri americani degli anni ‘20 e ‘30 convertiti in sale cinematografiche, come il Radio City Music Hall di New York.

I tempi di esposizione molto lunghi, la grande abilità nel controllare rigorosamente la macchina fotografica e il processo manuale della stampa, danno vita a delle immagini mentali, visioni surreali che bloccano il tempo in un’esplosione di luce, mentre dall’oscurità circostante emerge nitida e pura la scena. 

Come ha commentato Francesco Bonami, «il lavoro di Sugimoto è una ricerca dentro le origini della Storia vista, simbolicamente, attraverso lo scorrere del tempo attraverso la lente della macchina fotografica, e utilizzando la pellicola come superficie della memoria». 

Lo stesso artista ama riferirsi alla sua fotocamera come a una macchina del tempo, a cui spetta il compito di registrare lo scorrere incessante degli attimi nello spazio, e non di ritrarre la storia con accuratezza.

Attenzione formale e seduzione estetica sono le cifre stilistiche della sua arte, orientata a creare rappresentazioni dall’essenza immutabile. Come accade in Praise of Shadows dove per cinque ore un’unica foto cattura la fiamma di una candela mossa dal vento che entra da una finestra; oppure in Pine Landscapes, immagini di pini fotografate la mattina presto nei Giardini Imperiali di Tokyo. E ancora i lunghi tempi di esposizione dei Seascapes che chiudono il movimento delle onde in immagini eterne, e le immortali figure in cera dei Portraits.

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Dopo una pausa di 12 anni nella produzione dei Theaters, Hiroshi Sugimoto ha presentato negli spazi della Fondazione Sandretto di Torino una serie inedita di 20 opere interamente realizzata in Italia nel corso degli ultimi tre anni.

Per la prima volta, oltre allo schermo illuminato, mostra anche la platea e la galleria del teatro in cui è stata organizzata la ripresa fotografica. Fra i teatri fotografati troviamo il Teatro dei Rinnovati, Siena; il Teatro dei Rozzi, Siena; il Teatro Scientifico del Bibiena, Mantova; il Teatro Comunale di Ferrara; il Teatro Olimpico, Vicenza; Villa Mazzacorrati, Bologna; il Teatro Goldoni, Bagnacavallo; il Teatro Comunale Masini, Faenza; il Teatro all’Antica, Sabbioneta; il Teatro Sociale, Bergamo; il Teatro Farnese, Parma; il Teatro Carignano, Torino.

La mostra “Le Notti bianche” sarà visibile fino al 1 ottobre 2017