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Alessio della galleria Moitre

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In un pomeriggio di febbraio, uno di quelli grigi che ti fanno pensare che la primavera sia ancora lontana, ci addentriamo in Vanchiglia.
Tra un ristorante bio e una trattoria, tra una bottega e un atelier, a due passi dalla chiesa di Santa Giulia, in un interno cortile, troviamo la galleria Moitre.

Ci apre un sorridente padrone di casa di nome Alessio, classe 1984.

Alessio della galleria Moitre

Seppur minimalista, lo spazio è molto accogliente, le opere esposte fanno parte di un progetto, Isoipse, che coinvolge nove artisti e cinque gallerie torinesi.

È facile capire perché Alessio si sia innamorato di questo ex laboratorio di cornici e perché lo abbia scelto per iniziare il suo percorso nel 2011.
Ci racconta di un passato recente in cui non si parlava d’altro che di crisi e di spread, di una Torino in cui le gallerie, anche quelle storiche, abbassavano le serrande.

Con uno spirito un po’incosciente e il supporto morale di parenti e amici Alessio ha cominciato la sua attività senza seguire schemi e con un’idea precisa di cosa non voleva essere: una galleria “snob”, uno spazio freddo ed elitario.

L’apertura verso artisti giovani ed emergenti provenienti dall’Accademia, l’idea di uno spazio/bottega caratterizzano da subito la galleria, così come la convinzione che sia fondamentale non rimanere isolati, ma unire i potenziali di realtà simili.
Il pensiero di Alessio diventa concreto quando, insieme a Barbara Fragogna della Fusion Art Gallery e Andrea Rodi della Burning Giraffe, dà vita a COLLA, progetto che coinvolge altri spazi indipendenti (Metroquadro, Ferramenta) che condividono tra loro mostre, artisti e progetti come quello che la galleria sta ospitando adesso.

A sentirlo parlare Alessio, nonostante la giovane età, sembra un veterano e allora la domanda sorge spontanea e gli chiediamo se questa dimestichezza con il mondo dell’arte non sia già di famiglia.

Sorride e ci spiega che sicuramente i suoi genitori hanno contribuito, ma inconsapevolmente. Da una parte suo padre quand’era piccolo lo trascinava ai mercatini di antiquariato a osservare oggetti, a riconoscerli e alla fine ad apprezzarli. Dall’altra sua madre, lontanissima dal mondo dell’arte contemporanea, ma curiosa e aperta di natura, portava spesso a casa pezzi originali, cose strambe che stuzzicavano parecchio la sua fantasia di bambino.
Ed è sempre sua madre che negli anni dell’università vedendolo sui libri di storia dell’arte medievale gli mette la pulce nell’orecchio: “ma non ti dispiace studiare solo l’arte di chi non conoscerai mai?”.
Alessio cambia direzione e gradualmente si avvicina all’arte contemporanea, studiando e frequentando il mondo delle fiere, un mondo che non subito capisce.

Alcune opere – ammette – le trovavo persino brutte. Ma poi ho avuto l’illuminazione: quello che mi interessava non era l’opera in sé, ma come il gallerista c’era arrivato, il percorso di ricerca. La soddisfazione di scoprire qualcosa che senza di lui non sarebbe mai venuto fuori.
Di quella soddisfazione, Alessio, oggi non può più fare a meno. Ed è evidente da quanta passione mette in quello che fa.

Si è fatto tardi e torniamo tra le tenebre, i locali sono tutti aperti e dentro c’è un bel movimento di giovani, chissà se questa storia ispirerà qualcuno di loro. Non possiamo saperlo, ma la primavera ci sembra un po’ più vicina ora.

galleriamoitre.com