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Simone Mussat Sartor

mostra
Simone Mussat Sartor
dal 29/09/2016 al 29/10/2016
Galleria Alberto Peola

Simone Mussat Sartor fotografa la bellezza, soprattutto femminile, scrivendo un’autobiografia per immagini spesso realizzate impulsivamente. Ogni scatto di questo diario intimo condiviso pubblicamente su Instagram è l’esito di un’urgenza ossessiva: ogni fotografia, per il suo autore, è indispensabile e forse anche terapeutica.
Quello del fotografo è un rituale ripetuto in sequenze che seguono altre sequenze, con ciclicità e continuità, portato a compimento con la costante, acuta sensibilità che serve per diluire nel singolo foto-ritratto di un soggetto qualsiasi l’innesco di una limpida emozione.

Ci sono giovani donne in movimento, quasi sempre colte nell’atto di allungare il passo, modelle inconsapevoli, comuni, incontrate per caso, finalmente liberate dalla violenta costrizione della posa per assumere andature “reali” e non “realistiche”, naturali o forse anche solo umane. Le loro gambe sono vettori sensuali, sono “compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia.”

Alcune di queste ragazze si sono sedute per un attimo su una panchina. Stagioni diverse, stesso luogo. Qui, è possibile immaginare, che abbiano abbandonato la tensione, recuperato fiato, aspettato qualcuno. In questo istante di quiete, di discontinuità, le immagini restituiscono la densità quasi palpabile dei loro pensieri transitori – senza peso oppure importanti - che le trasporta altrove, che le rende presenze-assenti del vuoto urbano che stanno temporaneamente abitando.

Infine, c'è una raccolta di inquadrature di interni domestici in cui il soggetto principale è la finestra, ripresa frontalmente, aperta o chiusa, affacciata su esterni diurni o notturni.
 costante dell’intimo riparo o del luogo in cui le murature diventano parentesi solide, utili a separare o sottrarre qualsiasi presenza umana da ogni contesto altro.

Si tratta sempre di immagini che omettendo volti, espressioni e identità dei soggetti, lasciano al pubblico lo spazio per definire e architettare piccole o grandi fantasie,  preziose miniature di un unico istante: quello in cui ogni difesa è abbassata, ogni convenzione è sciolta, ogni tattica è sospesa. Il momento profondamente personale in cui siamo teoricamente soli, isolati, disconnessi, in compagnia di noi stessi, non essendo – finalmente – presenti. Non ora, non qui.

La personale inaugura il 29 settembre alla galleria Alberto Peola e termina il 29 ottobre.

Da un testo di Marco Rainò

L'evento è inserito nel programma di Ouverture 2016.

Galleria Alberto Peola
via della Rocca 29. Torino