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Elena Modorati e Simone Scardino

mostra
Elena Modorati e Simone Scardino
dal 21/09/2017 al 28/10/2017
Galleria d'Arte Raffaella De Chirico

Il lavoro di Elena Modorati si sviluppa percorrendo una grande varietà di tecniche e media. L’esposizione non è un semplice esibire dei manufatti ma prima di tutto un “esporsi” in cui tracce di vissuto e squarci di personalità prendono corpo negli oggetti e nella materia, facendo dell’intimità privata un campo che si può sviluppare anche nel pubblico e della propria interiorità qualcosa che emerge dalla relazione con le cose, con i materiali e con il fare artistico.
Su tutto il lavoro, quasi una costante nella diversità, domina il candore lattiginoso del bianco, colore liquido della purezza che rimanda al latte materno, quindi all’origine e alla malinconia connessa alla sua possibile perdita ma che non nasconde neppure la sua tragica inquietudine se è vero che nelle culture orientali esso è accostato al lutto e alla morte.
Bianco è infatti il colore più cristallino e trasparente ma anche quello che, proprio per la sua chiarezza, è più soggetto a sporcarsi e diventare impuro. Tale caratteristica viene addirittura sfruttata per allestire un teatro nebuloso in cui la realtà si dà e si ritira continuamente. Per Elena Modorati “il ‘velo’ è ostacolo e insieme membrana che, con la sfumatura dei margini, la morbidezza dei toni, si offre come altro ‘campo’ – di sospensione, di annullamento delle coordinate – dove il limite si declina come intensità pungente dell’effimero, pudica perentorietà di ciò che è trascurabile”. Attraverso esso l’osservatore è chiamato in gioco, è invitato a tendersi verso una realtà misteriosa che non conosce, come nelle recente serie Traiettorie di lacrime, dove la carta è delicatamente, ma crudelmente, vergata per evocare con le sue cicatrici una ferita o un pianto.
La Comfort zone di Elena Modorati non è quindi solo spazio accogliente e ospitale ma anche luogo di messa in questione del sé e di ricerca.

(dal testo di Gabriele Salvaterra)

Il 21 giugno è un giorno di corrispondenze e discordanze, di geometrie e simmetrie. Il fenomeno che si manifesta due volte l’anno con il nome di solstizio, dovuto dall’inclinazione dell’asse terrestre, diventa agente che sancisce l’inizio dell’ estate nell’emisfero boreale e dell’inverno in quello australe. In coincidenza con il giorno del 21 giugno, agli antipodi del pianeta Terra il Sole e la Luna prendono le distanze, lasciando così il Polo Nord al giorno, mentre il Polo Sud entrerà nel buio. Questi periodi vengono chiamati rispettivamente Sole di Mezzanotte (24 h di luce) e Notti Polari (24 h di buio).

L’opera Solstizio d’Estate è un lavoro di ricerca che registra come un calendario cromatico la giornata solare più lunga dell’anno, con una durata complessiva di 15 h e 45’. Simone Scardino, durante la giornata, ha steso sulla superficie di una corda una sostanza fotosensibile capace di catturare la luce del sole, memorizzandola. L’ azione sinergica con il sole ha avuto inizio esattamente in corrispondenza dell’alba, alle ore 5:32 AM e, processualmente, ogni ora è stata ricoperta una porzione differente della corda facendo coincidere l’estremità finale con il tramonto, registrato alle ore 9:18 PM.
Il risultato di questa collaborazione astrale è una linea blu, precedentemente bianca, che porta con sé il passaggio del sole, custodendo la traccia reale e visibile della sua permanenza sulla Terra nel suo percorso più lungo dell’anno.

I due progetti sono visibili alla galleria Raffaella De Chirico dal 21 settembre al 28 ottobre.

Galleria d'Arte Raffaella De Chirico
via della Rocca 19, Torino