Sanya Kantarovsky – Letdown

11/12/2017

Sanya Kantarovsky – Letdown

Fino al 18 febbraio 2018 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta Letdown, la mostra personale dedicata a Sanya Kantarovsky, artista russo nato a Mosca nel 1982 che rappresenta con la sua arte il fallimento dell’utopia sovietica.

Emigrato da bambino negli Stati Uniti, Sanya ha da sempre utilizzato la sua arte come strumento perfetto per confrontare due realtà distinte e distanti che lo hanno accompagnato nelle diverse fasi della sua vita usando un linguaggio artistico che unisce il fumetto all’espressionismo tedesco.

Nato sotto il Comunismo, Sanya Kantarovsky è successivamente cresciuto in Occidente, sperimentando e vivendo architetture, atmosfere e politiche completamente nuove.
Dal suo nuovo punto di vista, l’artista si affaccia così sul suo passato, ricreando all’interno della Fondazione Sandretto un’immagine emblematica del suo vissuto che rappresenta con la sua pittura grottesca, forte e così malinconica.

Protagonista assoluta della mostra è la rappresentazione di un K-7 semidemolito, un particolare edificio russo che conta ottanta appartamenti, progettato da Nikita Krushev, simbolo di declino e degrado sociale.
Queste giganti strutture in cartongesso prefabbricato, qui rappresentata in un desolante colore blu, avevano il difficile compito di rispondere velocemente ad una grave carenza abitativa e furono costruiti in fretta e furia e a basso costo in tutta la Russia.

Qui, nello spazio minimalista della Fondazione, rivive una Khrushchyovka semidemolita da cui si affaccia l’arte di Sanya, gettando lo spettatore nella stessa condizione fisica e psichica degli occupanti del palazzo, imprigionandoli in uno spazio anonimo infinitamente replicabile e uniforme che toglie loro ogni prospettiva di Vita.

Quali ripercussioni ha l’architettura sulla psicologia di chi la occupa? A questa domanda rispondono i dipinti dell’artista, appesi alla facciata dell’edificio come finestre.
Confondendosi tra le geometrie desolate dell’architettura razionalista e rettilinea, si affacciano sul cortile, lanciando urla di disperazione che sembrano risuonare nel vuoto, perdendosi tra le cherepashki, tartarughe d’acciaio dei parchi gioco che ricreano qui un solitario e drammatico spaccato di vita quotidiana.
Il disagio dello spettatore è lo stesso dei personaggi dai gesti contorti e dai corpi doloranti rappresentati dall’artista russo.
E se da quelle finestre sembrano osservarci, presto ci scopriremo a spiarli, costretti a compiere azioni, sottomessi o mentre esercitano violenza su qualcuno di più debole.

Da una di quelle finestre squadrate e tutte uguali, ci appare poi Letdown, l’opera da cui prende il titolo la mostra.
Il dipinto – che rappresenta una madre con il suo bambino aggrappato alla schiena – mostra una donna di colore violaceo che si contorce avvinghiata al suo piccolo che sembra cadere mentre cerca di afferrare l’ultima goccia di latte.

Letdown – che in inglese significa sia delusione che produzione di latte – è così la perfetta sintesi delle emozioni forti e contrapposte protagoniste di questa mostra che racconta storie oscure e perverse, con immagini disturbanti e traballanti, doloranti e dolorose che ci confondono e ci fanno provare repulsione.


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