Piero Ruggeri - Da materiche lacerazioni

05/10/2017 - 04/11/2017 - Personale
Galleria Biasutti & Biasutti

Piero Ruggeri - Da materiche lacerazioni

La Galleria Biasutti & Biasutti ospita nelle sue sale una mostra dedicata a Piero Ruggeri (1930 - 2009), pittore piemontese, che, dopo gli studi all'Accademia Albertina di Torino, insieme a Giacomo Soffiantino e a Sergio Saroni, diede vita alla pittura Informale, prerogativa in Europa e negli Stati Uniti di De Staël, Bacon, De Kooning e Kline, ma anche di Wols, Appel e Jorn. Un “Informale naturalistico” mai tradito o meglio, come sottolinea Angelo Mistrangelo nel testo che accompagna la mostra, “un naturalismo reinterpretato, riconsiderato, ridefinito con un segno vigoroso, potente, incisivo”. E sono questi segni, che increspano la materia, ad essere i veri protagonisti delle tele esposte, un gruppo di opere che va dal 1958 al 2002.

Aprono la rassegna “Natura morta” (1958/59) e “Figura nel paesaggio” (1959), nelle quali appare già intenso il rapporto di Ruggeri con la Natura, qui emergono le prime presenze, esili e misteriose, che troviamo nuovamente nelle opere degli anni Sessanta, come “Anna 2” (1962). La pittura si fa immediata, concitata, nella serie dei Roveti, dipinti dalla struttura complessa, che descrivono alcuni luoghi intorno a Battagliotti o nelle vicinanze della casa dell'artista: uno dei lavori che ben rappresenta questo periodo è “Iridescenze 2”(1975), definito da Mistrangelo come “un alternarsi di tessere di un frammentario mosaico”, unitamente ad un'esplosione di colore nella vastità della tela.

A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, la serie dei monocromi, rende protagoniste la qualità, l'intensità e le nervature del colore: “Senza titolo” (1988) e “Contamine” (1989); anche i titoli delle opere successive, ben rimarcano il riferimento cromatico, definito e costruito primariamente dall'artista, un desiderio di immergersi, quasi di annullarsi nello spazio pittorico: materia, luce e striature solcano “Luce rossa” (1990), “Rosso rosso” (1991) e “Paesaggio nero” (1995). Grumi di materia, increspature, infiniti segni caratterizzano “La frana du lac” (2000) e “La pundrà” (2002), che cronologicamente chiudono l'esposizione.


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