Con la Mini sotto ai portici

12/02/2019

Con la Mini sotto ai portici

Il piano è semplice: rubare quattro milioni di dollari in lingotti d’oro, caricarli su tre macchine e valicare le Alpi per trovare rifugio in Svizzera.

Le auto scelte dai ladri per trasportare il malloppo al sicuro dalla polizia sono tre Mini: una rossa, una bianca e una blu. La città sede del colpo è Torino. Il film, divenuto celebre, è The Italian Job (distribuito nel nostro Paese col titolo Un colpo all’italiana).

Quest’anno il mondo del cinema celebra i cinquant’anni dall’uscita nelle sale di questo grande classico d’azione, una pellicola che non può mancare nella collezione di ogni appassionato di film “heist movie”, genere che raccoglie tutti i film che raccontano epiche rapine e storie di ladri dagli obiettivi ambiziosi. Accanto a I senza nome (1970), Strade violente (1981), Un pesce di nome Wanda (1988) e Point Break (1991), The Italian Job (1969) – diretto da Peter Collinson e interpretato, fra gli altri, da Michael Caine, Noël Coward e Benny Hill – non può proprio mancare.

Il grande successo del film deve molto alla funambolica scena della fuga, girata quasi integralmente a Torino. Dopo aver rubato i lingotti da un furgone portavalori nella hall del Museo Egizio, le auto tentano disperatamente di seminare la polizia italiana. Attraversano a tutta birra la Galleria San Federico, i Murazzi e i portici di piazza Vittorio Veneto, seminando il panico fra passanti e avventori dei bar. Le Mini non risparmiano nemmeno un matrimonio celebrato alla Gran Madre, irrompendo sulla scalinata della chiesa durante l’uscita della novella sposa.

Alcune sequenze, che tutti i torinesi non possono che guardare divertiti ed emozionati, hanno permesso alla pellicola di guadagnarsi un posto nel cuore di ogni appassionato di auto. Se l’improbabile scalata al Palavela resta la più bizzarra, l’inseguimento sul tetto del Lingotto, con le tre Mini che affrontano la curva affiancate, rende omaggio a uno dei più celebri e importanti complessi dell’industria automobilistica mondiale. Il ruolo della FIAT sarebbe potuto essere ben più importante, ma la produzione rifiutò l’offerta della casa automobilistica torinese per non dover essere costretta a rinunciare alle Mini, vere e proprie protagoniste del film.

The Italian Job non sfondò negli Stati Uniti, ma diventò un successo popolare. Fu una delle prime pellicole in cui a un prodotto ben definito veniva affidata l’immagine del film. Una scommessa vincente, che aiutò la popolarità della Mini a crescere e regalò alla storia del cinema una delle prime pellicole in grado di sfruttare il mondo automobilistico per far presa sul pubblico. Dal film di Peter Collinson alla serie Fast and Furious il passo non è breve, ma la parentela è innegabile.

Nel 2003, dopo l’arrivo sul mercato della rivisitazione in chiave moderna della Mini, la Paramount Pictures tentò di portare la formula del 1969 al pubblico americano, producendo un remake diretto da F. Gary Gray. Con Mark Wahlberg, Charlize Theron ed Edward Norton nel cast, il film fu un successo al botteghino. Tuttavia, soltanto le Mini furono confermate; il capoluogo piemontese venne sostituito da Los Angeles.

The Italian Job resta una delle pellicole in cui Torino brilla di più. La scelta di utilizzare le sue vie e i suoi edifici iconici in maniera così accattivante, adrenalinica e, a tratti, assai comica si rivelò vincente. La Torino degli anni Sessanta è la Torino attraversata dalle Mini in fuga. Oggi, lo sappiamo bene, è una città ben diversa, ma resta in attesa di un regista che decida di utilizzarne portici e architettura urbana in modo altrettanto originale.

Foto scattata presso il Coventry Transport Museum da Jim Linwood.


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