Intervista al car designer Ercole Spada, Premio Matita d’Oro 2017

14/02/2018

Intervista al car designer Ercole Spada, Premio Matita d’Oro 2017

Durante una serata che gli appassionati dell’auto ricorderanno a lungo, il padre della “coda tronca”, Ercole Spada, car designer classe 1938, ha ricevuto dalle mani del Presidente del Museo dell’Automobile di Torino, Benedetto Camerana, il Premio Matita d’Oro 2017.

Il riconoscimento, giunto alla seconda edizione, è un vero e proprio “nobel alla carriera” per designer che hanno firmato le linee di modelli entrati nella storia delle quattro ruote.

Sul palco del MAUTO sono saliti, al fianco dello showman Piero Chiambretti, designer del calibro di Giorgetto Giugiaro, Leonardo Fioravanti e Marcello Gandini; mentre questi hanno ricevuto il premio “Designer senza tempo”, lo scomparso Tom Tjaarda è stato insignito di un particolare riconoscimento alla memoria. Ma il vero ospite d’onore è stato proprio Ercole Spada, che nel corso della sua pluridecennale carriera ha lavorato per la Zagato, la BMW, la I.De.A, disegnando modelli storici da strada e da corsa come l’Alfa Romeo 2600 SZ, la Giulia Tubolare o la Flavia Sport.

«Quando ho cominciato a lavorare», ha detto Ercole Spada a ContemporaryArt Torino Piemonte, «non sapevo nemmeno che questa professione si chiamasse designer. Era il 1960: il mondo era completamente diverso. So di aver fatto bene il mio lavoro, ammiro altre figure che hanno già ricevuto simili premi e mi fa un grande piacere, dunque, poter essere annoverato fra loro».

«Il mondo del design, così come il resto del mondo, è cambiato totalmente negli ultimi decenni; la digitalizzazione ha trasformato radicalmente il design dell’auto. Negli anni ’60 per fare un disegno in scala 1:1 lavoravo su una tavola lunga sei metri: alla fine della giornata avevo fatto chilometri andando avanti e indietro per misurare. Oggi l’unico movimento che si fa è quello delle dita sulla tastiera del PC. Non invidio chi oggi fa questo mestiere e deve stare tutto il giorno di fronte a uno schermo. All’epoca scendevo regolarmente in officina, provavo la funzionalità dell’oggetto».

Ercole Spada non sa scegliere un momento preciso della sua carriera che, oggi, gli pare particolarmente determinante. «È stato un continuo maturare, acquisire esperienze, accumularle e utilizzarle poi nel progetto successivo. I modelli che mi hanno dato tante soddisfazioni sono quelli che hanno vinto le gare. E poi la BMW E32, che permise di superare le vendite della Mercedes. Non ho ricevuto riconoscimenti per questi conseguimenti ma quando ne sono venuto a conoscenza mi hanno fatto molto piacere».

«I prodotti che vengono realizzati oggi mi sembrano tanto inutili: un superarsi in forme che non sono altro che accartocciamenti. Forse è per impressionare il cliente. Io ritengo le mode disastrose: oggi vedo macchine sempre più grosse, di una tonnellata e mezza l’una, con sopra una sola persona. Non può continuare così. Ma una cosa sicuramente non cambierà: il possedere un’automobile darà sempre un senso d’indipendenza alle persone. Le generazioni che, passata la guerra, hanno avuto la prima 500, questa sensazione la ricordano bene».

Sul palco, ritirando il Premio, Ercole Spada è parso commosso. Alle caustiche domande di Piero Chiambretti ha risposto con la pazienza e la signorilità che contraddistingue gentiluomini della sua generazione. E, ancora una volta, ha ribadito il mantra che ne ha guidato il tratto durante l’intera carriera: «La forma, per me, deve essere al servizio della funzione».


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