Futuro primordiale – Intervista a Venia Dimitrakopoulou

28/02/2019

Futuro primordiale – Intervista a Venia Dimitrakopoulou

Dal 21 febbraio al 31 marzo 2019 la Gallery della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ospita la mostra Futuro primordiale. Logos dell’artista greca Venia Dimitrakopoulou.

L’esposizione, curata da Afrodite Oikonomidou e Matteo Pacini, è la seconda tappa di un trittico che è iniziato a Palermo nel Museo Salinas e si concluderà a Trieste nella doppia sede del Civico Museo Sartorio e del Castello di San Giusto.

L’abbiamo incontrata e abbiamo passato un pomeriggio con lei a chiacchierare (in un perfetto italiano).

D: Materia, Logos e Suono sono i tre titoli che accompagnano le tappe del progetto espositivo, che da Palermo è arrivato a Torino e terminerà il proprio viaggio a Trieste. Sono tre parole dal significato molto profondo, e dall’ordine non causale...

R: Materia, Logos e Suono raccontano un percorso di evoluzione della mostra dalla sostanza all’intangibile; alcune opere infatti sono “stelle fisse” del percorso espositivo, altre invece nascono nel momento in cui io entro in contatto con il luogo in cui la mostra prenderà vita. Si crea così un rapporto site specific tra le opere e lo spazio, perché cambia anche la relazione tra le opere.

D: In Materia, a Palermo, quali sono state le opere che hanno innescato il processo di relazione con la collezione del museo?

R: Senza dubbio le pietre. Nel Museo Salinas la collezione archeologica è incredibile, ha un potere evocativo molto forte. Le teste in pietra, i cui nomi sono arrivati mentre le scolpivo, dialogavano direttamente con i reperti: come loro anch’esse erano emerse dalla materia e dalla terra, poiché sono state realizzate con l’antica pietra vulcanica dell’isola di Egina.

D: I protagonisti delle tue sculture rimandano alla mitologia greca, così come il titolo dell’installazione La Veste di Nesso. Qual è la relazione tra il mito e lo spazio narrativo del presente?

R: La Veste di Nesso parla di amore e morte, di quel rapporto tra eros e thanatos che nel mito collega tragicamente la morte del centauro, ucciso con una freccia avvelenata da Eracle, la gelosia della sua sposa Deianira e la fine dell’eroe, a sua volta bruciato vivo dal contatto con la veste intrisa del sangue del centauro. Anche qui ho lavorato con le parole, con estratti di frasi tratte da diari personali, dalla mia corrispondenza, da lettere inviate e ricevute.

D: Il progetto espositivo, curato da Afrodite Oikonomidou e Matteo Pacini, prende il nome di Futuro primordiale: tra queste due parole la relazione di significato è molto forte.

R: Sì, si tratta infatti di un ossimoro, una contrapposizione di elementi, in questo caso di momenti del tempo, il futuro e il passato più antico. In mostra ci sono elementi del mondo antico, che rimandano alla mitologia greca (come la Veste di Nesso), dati del mondo presente (come l’installazione Dialoghi, realizzata a partire dalle parole estratte dalle ricerche sociologiche successive alla crisi economica in Grecia) e presagi del futuro.

D: Il futuro è una sorta di profezia, in questa mostra torinese?

R: Per la mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ho realizzato un’installazione site specific che prende forma effettivamente come una profezia, da una mia antica abitudine di scrivere su diari intimi e personali le frasi e le parole che emergono dallo stato di semi coscienza che precede il sonno.

D: Quindi l’installazione Ellampsis è una specie di nascita dall’inconscio?

R: Ellampsis (in italiano: illuminazione) è l’idea di una profezia: una lapide in acciaio formata da due porzioni accostate, al centro delle quali si apre uno squarcio di luce. E la frase che attraversa le due parti, e le cuce insieme, è un’assunzione di responsabilità da parte degli artisti, che si devono fare occhi del mondo, coscienza di un mondo cieco.


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