Armando Testa: il funambolo minimalista

03/12/2018

Armando Testa: il funambolo minimalista

Fino al 24 febbraio 2019 sarà possibile visitare, presso le sale di Palazzo Chiablese (piazzetta Reale 1), la mostra temporanea Tutti gli “ISMI” di Armando Testa.

L’esposizione che anima le sale dei Musei Reali è dedicata al pubblicitario, disegnatore e pittore torinese Armando Testa, scomparso nel 1992. La curatela è stata affidata a Gemma De Angelis Testa e a Gianfranco Maraniello, direttore del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

«Non mi stanco mai di citare la frase di Mies van der Rohe “Nel meno c’è il più”. C’è soltanto un caso in cui vorrei tradire la sintesi: la vita, uno spazio di tempo troppo breve per esprimere tutta la creatività dell’uomo». Protagonista di rilievo del panorama artistico e pubblicitario del secondo dopoguerra italiano, Armando Testa è riuscito a portare gli insegnamenti delle avanguardie nel moderno, permettendo ai tratti delle correnti di fluire nell’immaginario della pubblicità.

Affascinato dalla sintesi, dal segno esiguo carico di significati, Testa non ha mai smesso di rifarsi con occhio curioso e affascinato alle correnti, agli “ismi” che l’esposizione torinese vuole celebrare. Ecco dunque i richiami al Futurismo, alle schematiche composizioni dell’Astrattismo, al Surrealismo e al Dadaismo. Nelle Sale Chiablese colpiscono con forza i colori dei numerosi omaggi a Mondrian, l’uso dei colori primari negli studi geometrici sulle sfere e i curiosi crocefissi che nonostante siano privi del Cristo hanno capo assai dolente.

Il sapiente allestimento dona alla mostra una vivace dinamicità: ai lavori più sperimentali e astratti sono alternati gli spot commerciali, le locandine pubblicitarie in cui il less is more di van der Rohe è portato al parossismo.

Durante la sua lunga e fortunata carriera Testa ha lavorato per molti dei più famosi brand tricolori e internazionali: da Lavazza a Carpano (azienda produttrice del celebre vermut Punt e Mes), da Pirelli a Esso. L’approccio minimale e l’utilizzo delle linee semplici e sinuose delle silhouette rendono i lavori di Testa diretti, accattivanti e d’impatto.

Se nei lavori in cui il cibo è protagonista si intravede un’anticipazione delle ossessioni contemporanee per tutto ciò che riguarda il cucinare, in alcune sale è l’ironia a salire in cattedra: è impossibile infatti non fermarsi ad osservare il gigantesco deretano dell’ippopotamo blu Pippo – ideato in collaborazione con Santo Alligo per la Pampers nel 1966 – oppure ammirare i pupazzi conici di Caballero e Carmencita, personaggi degli spot della Lavazza.

L’eredità di Armando Testa, celebrata in questa mostra dai contenuti variegati e stimolanti, vive ancora oggi nei lavori dell’azienda che porta il suo nome (Armando Testa S.p.A.). È di fatto impossibile pensare alla storia della grafica e della pubblicità del nostro paese senza considerare le opere di questo artista torinese che, nonostante temesse di non riuscire a esprimere tutta la sua creatività nell’arco di una vita, ha di certo inciso sul rapporto che lega prodotto, comunicazione e pubblico.


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